sabato 9 agosto 2014

Usare le emozioni nel mondo del lavoro.

Nella storia umana c'è una battaglia che da secoli filosofi e pensatori continuano a far combattere.
E' la battaglia delle emozioni e dell'emotività contro la ragione e la logica.

Ci sono momenti in cui prevale una parte e momenti in cui prevale l'altra.
Chi di noi non ricorda gli studi alle scuole medie dell'illuminismo contrapposto al romanticismo?
Cuore e cervello sono gli organi umani che simboleggiano, nella loro crudezza, questa lotta e questa continua antitesi.

Ma esiste questa differenza e questo conflitto? 
O è solo una trovata di pensatori senza reali problemi quotidiani per riuscire a passare il tempo trovandosi qualcosa di inutile su cui riflettere?

Le emozioni esistono! E su questo non ci piove.
La logica esiste! E su questo non ci piove.

Ma cosa sono in realtà le emozioni e la logica?
 
Partiamo dalla logica e dal pensiero.
Il pensiero è l'attività umana per eccellenza. E' quell'attività in cui un individuo prima e un gruppo dopo, riflettono su qualcosa che hanno percepito. Esiste una percezione di qualcosa e l'individuo vi crea sopra una riflessione. La riflessione è un aggiunta speciale che l'individuo fa su un percetto ovvero su un'informazione che arriva da qualche parte.
Vediamo una bella ragazza passare per la strada e, in pochi istanti, ci facciamo su una riflessione.
Il postino ci consegna una raccomandata e, in pochi istanti, una riflessione amara e piena di proteste si crea nella nostra mente.
Percezione e riflessione.

A volte il pensiero può mescolare informazioni che ci giungono dall'esterno con passate percezioni o passati pensieri e riflessioni. Oppure il pensiero può continuare a rimescolare questi fattori senza più la presenza di una percezione nel momento in cui si pensa. Conosciamo questo fenomeno. E' capitato anche a noi ma lo abbiamo anche visto spesso. La persona cammina ma è assente. Sta "pensando". In effetti sta mescolando continuamente del materiale già presente in un processo che talvolta non è nè rapido nè molto produttivo di buoni risultati. Tutt'altro.

E l'emozione? L'emozione è semplicemente quel passaggio che fa da ponte fra il pensiero e l'azione. Si decide di fare qualcosa e l'emozione tramuta in azione quella decisione.
Una decisione a cui non si colleghi un'emozione non si tramuterà in azione.

A volte anche le emozioni si sono fatte una brutta fama. Perchè si può osservare che esistono emozioni che conducono a fare cose non necessariamente intelligenti nè benefiche. Per se e per gli altri.
Ma ciò è dovuto solo all'enorme ventaglio di emozioni che l'essere umano può sperimentare.
D'altronde l'emozione è anche un indicatore energetico dell'individuo. Più un individuo è vivo e più sarà in grado di sperimentare più emozioni e con più qualità e profondità.
Una persona apatica non piangerà ad un funerale di una persona cara nè gioirà per la nascita di un bambino.
Una persona entusiasta della vita potrebbe piangere al funerale e gioire immensamente alla nascita di un nipote.

Tutto questo cosa hanno a che fare con il lavoro?
Moltissimo.
Essendo il lavoro una parte tremendamente importante della vita dell'uomo, le emozioni giocano un ruolo determinante.

Se nel lavoro introduciamo solo logica e solo pensiero, possiamo correre il rischio che gli individui coinvolti smettano di cogliere le percezioni del presente e comincino a riflettere in continuazione sui dati e le informazioni in loro possesso da un passato più o meno lontano.
Il che non è bene.

Così non è neppure l'ideale introdurre nel lavoro solo emozione. Si possono portare le persone ad agire usando ad esempio dei toni collerici. Ma costringere le persone a fare qualcosa senza che ne comprendano i motivi e le cause non è il massimo in termini di stabilità e fiducia nel futuro.

Quindi è fondamentale comprendere un concetto:
conoscere come le emozioni sono disposte in una scala precisa e seguano delle leggi fisiche molto, molto precise è praticamente l'unica strada per riuscire a raggiungere dei buoni risultati nel lavoro (e nella vita ovviamente).
Potete anche elaborare i piani di azione più incredibili e più geniali ma non riuscire a portarli a termine perchè manca il riconoscimento dell'emozione corretta per veicolarli. Perchè le altre persone, clienti o collaboratori che essi siano, comprenderanno ciò che voi gli spiegate più per le emozioni che riceveranno che per il pensiero stesso che portate.

Così, nella vendita, si scoprirà che l'attore principale (non l'unico ma il principale) è l'emozione.
Soprattutto adesso, nel mondo moderno, in cui non si acquistano più oggetti in se ma simboli di qualcosa di più complesso ed elevato.
Non si acquista un orologio che segna il tempo ma un oggetto che da prestigio e classe.
Non si acquista un vestito ma uno status.
Non si acquista una maglietta ma una marca.... E via dicendo.

Emozioni, quindi.
Comprenderle e sapere cosa producono da sole e in relazione con le altre.
Sapere, ad esempio, che tipo di emozione occorre veicolare per vendere qualcosa ad una persona collerica o tendenzialmente incline allo scontro.

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